Montevergini Capitolo XXX, La Pantera, Occupì occupà occupiamo la città

cap18

Gli studenti, che dal resto d’ Italia avevano raggiunto le facoltà occupate di Palermo, passarono con noi a Lettere tutto il periodo delle festività natalizie respirando l’aria del nostro movimento con l’idea e l’intento di esportarlo nelle loro Facoltà a partire da gennaio. Ricordo Davide di Roma, una simpaticissima compagna genovese, Luca e Wilma di Padova, i compagni di Bologna, erano in totale una trentina, ma tutti erano sicuri che subito dopo le vacanze di natale anche i loro atenei sarebbero entrati in agitazione. Discutevamo molto con i compagni “stranieri” noi del Montevergini, la maggior parte di loro apparteneva ai collettivi universitari dell’Autonomia Operaia o all’area dei centri sociali, per cui trovammo al volo le affinità elettive necessarie per intavolare lunghe discussioni politiche. I romani, i più organizzati, esponenti dell’ala dura dell’Autonomia, cancellarono a Lettere di Palermo alcune scritte perché le ritenevano di matrice brigatista, ne ricordo ancora una “proletariato unito, proletariato armato colpire a fondo il cuore dello Stato” commentata da qualcuno con la scritta “lo Stato non ha cuore”, ci raccontarono la loro esperienza dentro l’università romana e ci comunicarono che il 15 gennaio avrebbero prima occupato Lettere e poi a cascata le altre Facoltà, furono assolutamente di parola. Tutti gli “stranieri” erano colpiti dalla vitalità, dalla preparazione e dal carattere di massa del movimento palermitano. Nell’arco di poco meno di un mese gli studenti universitari a Palermo erano passati dal totale disinteresse nei confronti della politica, al discutere del disegno di legge Ruberti con cognizione di causa, parlandone con disinvoltura come commentando una partita di calcio. Era dicembre faceva freddo, ma la sera nelle Facoltà occupate non mancavano mai birra e vino rosso. Ad Architettura c’erano addirittura dei bar con annesse performance musicali e trattoria italo-palestinese, a Lettere si rimediava sempre qualcosa da bere. La sera le Facoltà si riempivano di studenti, di giovani, di curiosi, si creavano dei capannelli dove si discuteva di politica, si socializzava, ed anche questa per Palermo era una novità, la città provava a scrollarsi di dosso la pesante cappa di piombo della paura e delle stragi di mafia, erano anni che non ricordava più il significato della parola “vita notturna”, fatte ben poche eccezioni. Nel pieno delle festività natalizie si decise di fare una serie di iniziative ludico politiche, una manifestazione in maschera per le vie del centro, un concerto nell’atrio di Giurisprudenza, più diversi cenoni all’interno delle Facoltà occupate. La manifestazione fu un successo, si chiamò “In-festa-azione” si svolse il 31 dicembre e ci parteciparono quasi un migliaio di studenti, eravamo quasi tutti truccati con il cerone, gli studenti di architettura sfilarono con un drago in polistirolo, mentre diversi musicisti suonavano lungo il corteo. Anche gli studenti “stranieri” parteciparono con un loro striscione e lo slogan più gettonato fu “la nostra è solo fantasia che cazzo ci sta a fare la polizia” cosa che provocò l’incazzatura di alcuni figicciotti e di qualche giovane demoproletario. Tornammo nelle facoltà occupate, a Lettere si fece un mega cenone in aula magna che si concluse con balli sui tavoli con relativi crolli, lanci di panettone e brindisi felici alla fine degli anni ottanta di merda. A Giurisprudenza dopo la mezzanotte suonarono i Pinna, un gruppo di simpaticissimi compagni di Lugo di Romagna che avrebbero poi suonato alcuni giorni dopo al Montevergini. Finivano gli anni ottanta, l’inizio del 1990 visto da Lettere occupata sembrava promettente, il Montevergini era vuoto, ma tutto era partito da lì.

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