La rete più le energie rinnovabili fanno il socialismo

giannaPREMESSA
La crisi di sovrapproduzione capitalistica, che si presenta come crisi finanziaria è stata in questi primi cinque anni la leva ideologica attraverso la quale si sono colpiti il tenore di vita delle classi sociali subalterne, lo stato sociale e buona parte dei diritti acquisiti dai lavoratori durante il ciclo di lotte degli anni sessanta e settanta del secolo scorso, una su tutte la riforma Fornero delle pensioni.
L’assunto ideologico, che l’ideologia liberale imperante ci impone, è che il debito pubblico degli stati non è più sostenibile e di conseguenza occorre tagliare le spese sociali (Fiscal compact, pareggio di bilancio in costituzione, legge di stabilità etc.), mentre altre spese TAV, cacciabombardieri vengono presentate come strategiche, legate allo sviluppo e quindi necessarie. In realtà, nonostante i sacrifici, il debito pubblico a causa degli interessi crescenti è destinato ad aumentare.
In questo quadro, il capitale, dopo aver salvaguardato la proprietà privata dei propri interessi a partire dagli anni ottanta quelli della reaganomics, adesso socializza le perdite non rinunciando alla speculazione finanziaria ai danni dei titoli di stato.
Sono questi ultimi trenta anni, quelli in cui la forbice tra ricchi e poveri si è allargata in maniera esorbitante, soprattutto in Italia ed ovviamente tutto ciò non è avvenuto per caso.
Oggi diversi movimenti puntano il dito contro la casta, 5 stelle e forconi legittimamente indicano nei costi della politica lo scandalo, nelle prebende date in pasto agli uomini di partito denunciano, e fanno bene, il segno di un’ingiustizia non più sostenibile, ma è uno scontro tra burattini, i burattinai si godono lo spettacolo.
Forconi e 5 stelle, a ben guardare, mettono al centro della loro iniziativa il taglio dei costi della politica e così facendo si inseriscono perfettamente nel solco della generale riduzione delle spese dello stato, anzi, colpendo il sistema dei partiti ed il loro costo per la collettività, risultano funzionali ad una soluzione “tecnica” della rappresentanza democratica, mettendo una pietra tombale sulla possibilità che i partiti e la politica tornino ad avere un carattere di massa e riducendo la partecipazione ad un click su una tastiera. La democrazia partecipata era una cosa più seria e deve tornare ad esserlo.
Il capitale, non vede nella democrazia parlamentare il suo tratto peculiare, questa caratteristica era funzionale allo scontro con il blocco sovietico, oggi alcune scelte economiche, per il loro alto grado di impopolarità possono richiedere la sospensione delle garanzie democratiche, la Grecia è andata molto vicino a sperimentare questo nuovo assunto del capitalismo imperante.
Manca un punto di vista di classe capace di indirizzare il conflitto sociale, manca ancora un programma socialista capace di incarnarsi nei destini di uomini e donne, manca un’analisi sulla crisi della democrazia rappresentativa in occidente che sappia delineare un’uscita a sinistra, ovvero più democrazia e più partecipazione.

UN PROGRAMMA SOCIALISTA
Occorre muoversi dentro la crisi, dentro quella che è una situazione in grande movimento, avanzando proposte ascrivibili ad un programma di rinnovamento in senso socialista della società. Non dobbiamo limitarci a chiedere che a pagare la crisi siano altri soggetti sociali, una patrimoniale, seppur auspicabile, non modificherebbe di nulla la sostanza delle cose, leveremmo dei soldi ai padroni con una mano per ridarli con l’altra. Occorre invece uscire culturalmente dal paradigma della crisi e rivolgersi alla società reale indicando la strada per un nuovo modello di sviluppo, per costruire la piena occupazione, per rimettere in moto le forze produttive della società schiacciate dal nazismo finanziario.
In questa direzione serve indicare alcuni settori strategici nei quali lo Stato deve tornare ad investire, costruendo enti statali sotto diretto controllo popolare, ovvero i cui dirigenti, con stipendi normali, siano direttamente eletti dal popolo su scala regionale.

ENTE NAZIONALE PER LE ENERGIE RINNOVABILI
L’energia è in assoluto il settore strategico di maggiore importanza, per questo occorre un ente nazionale di proprietà dello stato che si occupi di produrre esclusivamente energie rinnovabili, lavorando in sinergia con le università italiane. Questo ente deve occuparsi della ricerca e della produzione di tutti i componenti utili a produrre le energie rinnovabili (dai pannelli fotovoltaici alle pale eoliche) e deve nei primi anni della sua attività occupersi di rendere autonomi sul piano energetico tutti gli edifici pubblici, destinando ad un fondo per scuole ed università una parte degli introiti per la vendita dell’energia. I dirigenti di questo Ente devono essere scelti dal popolo attraverso un referendum consultivo, ed il loro operato ed i bilanci resi pubblici. Ogni 5 anni si terranno delle elezioni per il rinnovo di tutte le cariche aziendali. Questo piano per l’energia può essere finanziato attraverso l’istituzione di una patrimoniale che raccolga 20 miliardi di euro. E’ una spesa produttiva che genererà energia e posti di lavoro, oltre che un’immenso lavoro di ristrutturazione del patrimonio immobiliare pubblico. Ne usciremo tutti più ricchi e le nostre bollette dovrebbero abbassarsi notevolmente.

RILANCIO DELLA COOPERAZIONE GIOVANILE
Costituzione di un fondo di 10 miliardi di euro che permetta il finanziamento delle cooperative giovanili fino a 40 anni, nei settori agricolo, industriale e della produzione immateriale. Questo fondo deve permettere il finanziamento di cooperative formate da almeno 5 membri, dotando la cooperativa di un patrimonio di 100.000 euro sotto forma di prestito a zero interessi e restituibile in 20 anni e di un’erogazione di 100.000 euro a fondo perduto nei due anni successivi alla costituzione della cooperativa stessa. Si dovrebbero privilegiare le cooperative agricole, le cooperative con alta presenza femminile, quelle costituite al sud, quelle costituite nelle zone che si vanno spopolando. Tutte le cooperative sono tenute a rendere pubblici i propri bilanci su un portale dedicato e a tenere una volta ogni tre mesi delle iniziative pubbliche per far conoscere il loro operato e per promuoversi. Una cassa di solidarietà tra le cooperative servirà a sostenere quelle più deboli, mentre in caso di fallimento i soci della cooperativa fallita finiranno in un elenco speciale dal quale le cooperative in salute potranno attingere personale. In questo modo si potranno avviare ad un lavoro produttivo 250.000 giovani, il tutto è finanziabile con un taglio netto alle pensioni superiori ai 3500 euro.

CASA SUBITO
Occorre provvedere allo scioglimento di tutti gli enti che posseggono il patrimonio immobiliare abitativo pubblico ed alla costituzione di un nuovo ente che li accorpi ed i cui dirigenti, come nel caso dell’ente per le energie rinnovabili, siano eletti direttamente dal popolo. Occorre fare un censimento del patrimonio immobiliare e mettere in cantiere la costruzione o il ripristino di 500.000 nuove abitazioni popolari nei prossimi 5 anni. Bisogna farlo prediligendo la ristrutturazione degli immobili abbandonati per evitare il consumo del suolo, ma occorre, soprattutto nelle grandi città, riprendere l’opera di costruzione delle case popolari. Per finanziare questa opera occorre rivedere le norme sulla tassazione dei redditi derivanti dagli affitti. Occorre abolire la cedolare secca, tassare la rendita immobiliare parassitaria fino al 50%, prevedere la requisizioni degli immobili per chi affitta in nero, reintrodurre l’equo canone per evitare che le maggiori tasse si abbattano sugli inquilini. Nei casi in cui l’affitto di una casa sia componente essenziale di un reddito basso si possono prevedere sgravi fiscali. L’ente nazionale per la casa deve rendere pubblici i bilanci, deve rendere pubblico il proprio patrimonio immobiliare ed indicare a che prezzo una casa viene affittata ed a chi, in questo modo, attraverso il controllo popolare si eviterà lo scandalo di case di pregio regalate ai potenti o a ricchi evasori fiscali.

L’asse fondamentale di questa proposta è il ritorno dell’iniziativa pubblica nell’economia, il controllo popolare attraverso la scelta dei dirigenti di questa iniziativa economica, la sorveglianza attraverso la rete dei bilanci e del loro operato e la rinascita delle cooperative come risposta alla disoccupazione giovanile. Si potrebbe continuare pensando alla costituzione di grandi aziende per il riutilizzo delle materie prime derivanti dal ciclo dei rifiuti, o con la costituzione di un’azienda pubblica che si occupi esclusivamente della costruzione di mezzi per il trasporto pubblico. Vi invito a commentare questo scritto ed a lanciare altre idee.

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Palermo deve rinascere nel segno della partecipazione e della sostenibilità

Sono tanti i nodi al pettine arrivati dopo poco più di sei mesi di sindacatura di Leoluca Orlando alla guida del capoluogo siciliano, tanti, quasi tutti, sono l’amara eredità di dieci anni di amministrazione Cammarata, altri sono il frutto delle politiche recessive volute dai governi Monti e Berlusconi. Potremmo scrivere un articolo così, e non andremmo lontano dalla verità, perché chi oggi amministra Palermo, lo fa con sulle spalle un’eredità disastrosa e con zero risorse a disposizione, immobilizzato inoltre dal patto di stabilità che non permette nuovi investimenti per la pubblica amministrazione. Amministrare la nostra città è difficile e complicato in tempi normali, figuriamoci adesso, ma la sfida straordinaria che insieme a Leoluca Orlando abbiamo raccolto e superato nel maggio del 2012 era cosciente delle difficoltà enormi che avremmo incontrato per far rinascere Palermo. Adesso la rinascita della nostra città, capoluogo dell’estremo sud del nostro paese, è un  tema non più rinviabile a cui occorre applicarsi con uno spirito nuovo, sapendo che le emergenze incombono, ma sapendo anche che il progetto della nuova Palermo deve diventare materia viva, progettata, elaborata, discussa e condivisa con le forze sane della nostra città che fortunatamente sono tante. Scriviamo questo perché la sensazione generale che percepiamo è quella di una città piegata dalla emergenze che non riesce a vedere una qualsiasi prospettiva di cambiamento, mentre invece ci è chiaro, facendo parte della giunta di governo di Palermo, che in questi pochi mesi si è già fatto tanto per rimettere in moto una possibilità di rinascita. Allora cosa succede veramente a Palermo? Crediamo che ci sia un bicchiere mezzo pieno di cose fatte, e non è poco (la ripresa dei Cantieri Culturali della Zisa, la nascita di nuovi parchi cittadini, l’informatizzazione del rilascio dei documenti, la risistemazione di alcune scuole, la chiusura al traffico di alcune aree della città, il salvataggio dell’AMIA, la lotta per salvare i lavoratori Gesip e tanto altro), ma un bicchiere mezzo vuoto ed anche questo non è poco (la mancata pedonalizzazione di ampie zone del centro storico, un piano di riqualificazione delle periferie, una politica che favorisca l’uso dei mezzi pubblici e delle biciclette per gli spostamenti in città, il sostegno al commercio, la semplificazione burocratica per le piccole imprese, il rilancio delle istituzioni culturali cittadine, alcuni strumenti di partecipazione vera dei cittadini al governo della città, l’elezione della consulta dei migranti, l’affidamento agli occupanti degli spazi del teatro Garibaldi e del complesso di San Basilio, una facilitazione delle norme per ottenere il suolo pubblico, l’avvio di una seria raccolta differenziata, la revoca di tutti i contratti d’affitto che paga il Comune, il rilascio di abbonamenti gratuiti dell’AMAT per pensionati al minimo ed invalidi). Per noi Leoluca Orlando è Palermo, come nella notte tragica di via Bagolino, è il politico che come nessuno mai incarna sia l’anima popolare che la storia epica della nostra città, è l’unico capace di far rinascere veramente Palermo nel segno della ripresa economica, della partecipazione e della giustizia sociale; per questo lo invitiamo ed insieme a lui tutta la giunta a governare insieme ai cittadini, a dare una prospettiva generale di rinascita alla città, a compiere delle scelte precise anche quando non tutti sono d’accordo, a sviluppare il profilo politico del governo di Palermo oltre che quello tecnico, perché tante domande rimangono senza risposta ed il tempo scorre. Rifondazione Comunista non è presente in Comune a causa di una legge liberticida, ma ci sentiamo pienamente a fianco di chi vuole cambiare in meglio la nostra città, abbiamo avanzato una serie di proposte a cui aspettiamo risposta, le ripresentiamo:

1 La rottura del patto di stabilità con l’assunzione delle maestre delle scuole materne del comune chiuse per mancanza di personale.

2 Il potenziamento dell’Ufficio biciclette ed il suo affidamento ad un ciclista per potenziare l’uso delle bici in città

3 La riduzione del 50% della Tarsu a tutti i negozi che commerciano prodotti non impacchettati (come i detersivi) o che vendono prodotti con vuoto a rendere riducendo la quantità di rifiuti alla fonte.

4 Istituire un servizio comunale di marchiatura del proprio codice fiscale sulle biciclette per fermare il fenomeno dilagante dei furti di bici.

5 Prevedere per un giorno al mese l’ingresso gratuito in tutti i musei cittadini

6 Ripristinare gli abbonamenti gratuiti per pensionati al minimo ed invalidi sui bus AMAT

7 Chiudere ampie aree del Centro Storico al traffico istituendo un servizio di telecamere per sanzionare i possibili trasgressori

8 Una semplificazione del rilascio del suolo pubblico.

9 Chiedere che Ferrovie dello Stato istituisca un deposito protetto per biciclette presso la Stazione Centrale.

10 Rilanciare la Film Commision cittadina

11 Sostenere ed affiancare tutte le associazioni ed i soggetti privati che partecipano ad i bandi europei.

Sono poche idee ma costano poco e servono a dare ai palermitani la sensazione che Palermo sta cambiando.

 

Davide Ficarra Segretario Provinciale di Rifondazione Comunista

Il 28 ottobre in Sicilia cambia tutto

Ormai ci siamo, mancano due giorni al voto di domenica in Sicilia e la sensazione che si coglie nell’aria è quella di una generale voglia di cambiamento. C’è, questa volta sul serio, un voto di massa libero che rifiuta le clientele, destinato a spazzare via i protagonisti di tante tristi stagioni politiche della nostra terra.

Mi riferisco ai moltissimi, che abbiamo incrociato dappertutto durante questa campagna elettorale, che hanno deciso di non votare per il blocco di potere siciliano, per quelle tre facce diverse, quella di Musumeci, di Micciché e di Crocetta,  che in maniera assolutamente uguale sono destinate a perpetuare una gestione della cosa pubblica che segue esclusivamente criteri spartitori e clientelari e che, al di là di quale dei tre nomi possa raccogliere più consensi, costruirà un governo trasversale, imprigionato nel ricatto della borghesia mafiosa ed incapace di cambiare di un nulla la già tragica situazione in cui versiamo.

E’ un fatto già in sé positivo che la terra dei mammasantissima dei voti di scambio e delle clientele non chini nuovamente la testa, non riconosca come propri padroni chi l’ha massacrata attraverso il governo trasversale e clientelarte della cosa pubblica.

C’è una voglia di cambiamento che va montando nelle grandi città come nei piccoli centri, che spinge verso la diserzione al voto per i partiti che trasversalmente hanno governato in Sicilia negli ultimi anni e che oggi insieme sostengono a Roma il governo Monti, c’è un clima diverso che può diveniire cambiamento reale, se i tanti, nauseati dalla malapolitica, che hanno deciso di astenersi vanno invece a votare per le forze del cambiamento.

C’è dentro questa ondata di cambiamento un clima che sembra premiare il movimento 5 stelle, estraneo alla mala politica ed espressione di mondi diversi uniti dalla richiesta di un governo onesto della cosa pubblica. E’ un fatto importante, un segnale di rottura di cui misureremo la dimensione giorno 29, un elemento nuovo che raccoglie consensi crescenti anche a sinistra.

Dentro quest’onda ci siamo anche noi, le forze di una sinistra che non si è mai piegata alla logica della convenienza, che ha sempre denunciato gli intrecci tra mafia e politica, una sinistra che in Sicilia ha una storia gloriosa e dolorosa, da Portella della Ginestra a Peppino Impastato e che oggi ha ritrovato le ragioni di una sua unità, più grande di quella che le ha permesso, appena pochi mesi fa, di tornare al governo di Palermo per ridare dignità al capoluogo della Regione.

Siamo con Giovanna Marano, con chi ha intrecciato la propria passione politica con i temi del lavoro, i grandi assenti dalla scena e dal dibattito elettorale. Credo che oggi ci sia una grande opportunità in Sicilia, ma mi appello ai tanti compagne e compagni che sono tentati o hanno deciso di votare per il movimento 5 stelle, vi chiedo di far tornare a casa il vostro voto, perché occorre avere la sinistra, quella vera, in Regione, perché accanto a chi urla sono tutti ladri, serve anche chi mette in campo i referendum sul lavoro, articolo 8 e 18, chi mette in campo il referendum contro la riforma delle pensioni della Fornero, chi scenderà in piazza domani per il No Monti Day a Roma, chi ha riempito le strade di Niscemi contro il Muos, chi riempe le strade di Cinisi con le bandiere rosse per ricordare ogni anno il 9 maggio Peppino Impastato. C’è una sinistra che non è uguale agli altri partiti, e chi ci conosce non può avere alcun dubbio su questo, c’é una sinistra che sta in ogni lotta, che con determinazione cerca di esistere nonostante l’oscuramento mediatico, che costruisce momenti di confronto pubblico, vedi la Festa di Liberazione a Palermo, che crede nella possibilità di costruire un’alternativa al governo bancario della cosa pubblica, che crede che le questioni sociali si affrontano e si risolvono stando dal punto di vista di chi sta male.  Questa sinistra va premiata e sostenuta per farle superare il quorum del 5 %, perché accanto all’incazzatura mediatica ed ai vaffanculo, il rosso ci sta sempre bene, perché c’è una storia bellissima che dovete salvaguardare, una storia che non va dispersa e che va sostenuta, perché se volete premiare chi sfida le tendenze ed i luoghi comuni, potete farlo votando chi si ostina a definersi comunista e  crede ancora in un mondo di eguali, libero da mafia, guerre e sfruttamento. Sostenete Giovanna Marano, la lista di sinistra che è al suo fianco e sostenete Rifondazione Comunista scrivendo Antonio Marotta.

Davide Ficarra

P.S. anche Giancarlo Cancelleri, il candidato di Bepope Grillo in Sicilia,  si è accorto che Giovanna Marano è una donna che rappresenta il cambiamento, leggetelo voi stessi

http://livesicilia.it/2012/10/25/cancelleri-prudenza-su-grillo-ha-sbagliato-sulla-mafia/